Centro Culturale Comunale Leone e Natalia Ginzburg

Ti racconto una piccola storia

Un giorno, intorno alla prima metà degli anni settanta, mio padre tornando a casa mi fa: “Mi hanno detto che nella biblioteca comunale hanno un libro che parla di Pizzoli e dei pizzolani. Vallo a prendere in prestito, prima che lo prenda qualcun altro.”
Io: “Si, papà, però le informazioni mi sembrano un po’ troppo generiche!”
Papà(risoluto):”Chiedigli il libro che parla di Pizzoli!”
Insomma, sono andato in biblioteca. La biblioteca Comunale “Leone Ginzburg”, ma poco convinto sul successo dell’impresa.
Trovo una ragazza, la bibliotecaria, e le racconto la storia, cioè che volevo “quel libro che sta in biblioteca e che parla di Pizzoli e dei pizzolani”. Dopo le prime perplessità e ulteriori indagini siamo arrivati (è arrivata!) alla soluzione: “Le piccole virtù” di Natalia Ginzburg, racconto “Inverno in Abruzzo”.
Poi di quel libro mi sono innamorato.
Anni dopo ne ho pubblicato alcuni passi (li trovi qui) in occasione del 25 aprile e un’amica che vive a Roma, Franca, mi ha scritto: “mia madre si ricorda tutto…si è commossa!!”. Una fotografia perfetta di quel periodo storico e di come era la nostra comunità. Un fortissimo potere evocativo, per tutti. Le nostre radici.

Cosa avrebbe fatto mia figlia oggi?

I millennials (i ragazzi nati tra gli anni ottanta e i primi anni duemila), a cui andrà virtualmente in eredità la biblioteca, non amano andare in biblioteca per fare una ricerca dicotomica basata su intuizioni e ricordi della bibliotecaria, vogliono prendere lo smartphone e lanciare una ricerca nel database della biblioteca (o magari direttamente in Google o in un social network), attraverso tag, chiavi alfanumeriche, brani del testo. Trovare, prenotare e consultare (o noleggiare) la pubblicazione di cui hanno bisogno. Leggere un’anteprima, il risvolto di copertina, una recensione. Poi condividere, sempre online, la loro esperienza di lettura.

“Questa generazione è caratterizzata da un maggiore utilizzo e una maggiore familiarità con la comunicazione, i media e in e tecnologie digitali. In molte parti del mondo, l’infanzia della generazione Y è stata segnata da un approccio educativo tecnologico e neo-liberale, derivato dalle profonde trasformazioni degli anni sessanta.” (Wikipedia)

E’ soprattutto per loro che va pensato un nuovo modo di fruire i servizi bibliotecari.

La biblioteca “Ginzburg”, oggi

Oggi la biblioteca comunale si trova all’interno del Centro Culturale Comunale “Leone e Natalia Ginzburg” (ex Palazzo Comunale, la cui ristrutturazione è stata fortemente voluta da Gianni Anastasio) e raccoglie circa 10.000 volumi, una grande parte di questi donati dagli eredi della famiglia Ginzburg. Il notevole lavoro di riorganizzazione dell’archivio storico comunale e dei tomi della biblioteca è stata frutto del lavoro volontario in alcuni anni dell’Associzione Orione di Pizzoli.

I servizi bibliotecari online

Un portale web open source di accesso ai servizi della biblioteca comunale è la soluzione migliore. Questo software è in grado da una parte di catalogare tutti i 10.000 volumi e consentirne la fruizione attraverso il prestito ai residenti, dall’altra con qualsiasi dispositivo connesso ad internet, di consultarne i contenuti. Il sistema è inoltre connesso con a rete nazionale OPAC SBN che consente la consultazione di 14.000.000 di notizie bibliografiche e dalla loro localizzazione.
Naturalmente qualsiasi altra biblioteca connessa tramite OPAC SBN sarà in grado di accedere alle informazioni della nostra biblioteca.
La biblioteca sarà connessa ai principali canali social per una maggiore e capillare condivisione delle interazioni online ed offline degli utenti (prestito libri condiviso online, acquisto di nuovi volumi condiviso online, eventi ospitati dalla biblioteca condivisi e documentati in tempo reale).

Questa è solo la parte che ricade nella gestione in senso stretto della biblioteca e dei sui servizi per i cittadini.

Il brand

L’obiettivo più importante è quello di creare il brand Centro Culturale “Leone e Natalia Ginzburg” per promuovere, organizzare e patrocinare eventi di tipo culturale. Questo obiettivo ricade anche nel progetto di sviluppo turistico (creazione del prodotto turistico e formazione) e Pizzoli Comune Digitale:
Si possono organizzare sotto lo stesso brand:
– presentazioni di libri;
– rappresentazioni teatrali;
– concerti musicali;
– mostre fotografiche;
– mostre di pittura;
– premi letterari;
– seminari formativi;
– corsi di lettura e dizione.

Quale Turismo per il Comune di Pizzoli?

Scrivo un po’ di Turismo per il Comune di Pizzoli, visto che di Turismo mi occupo da tanti anni e in questo settore ho maturato esperienza, coltivando relazioni professionali e umane.

Il Turismo etnico di ritorno

Il turismo che ha coinvolto il nostro Comune è sempre stato esclusivamente un “Turismo di ritorno”, persone che nel dopoguerra sono andate alla ricerca di fortuna ed hanno poi costruito da noi una casa per le loro vacanze. Tutti abbiamo amici a Roma o a Firenze, soprattutto della prima e seconda generazione. Un turismo di ritorno che è stato almeno fino agli anni ottanta costante. Molti altri invece sono a andati a cercar fortuna nel Nuovo continente, addirittura ad inizio secolo, in questo caso, come si può facilmente immaginare, il ritorno è stato molto più a lungo termine, quasi un evento per tutta la comunità.

Quindi, se vi dicessi che Pizzoli è un Comune a vocazione turistica, direi una cosa non vera.
Il Comune di Pizzoli non è una località turistica, almeno non ancora!
La nostra principale fonte di reddito non è il turismo e forse non lo sarà mai.

Turismo

Andiamo per gradi, innanzitutto cosa vuol dire la parola turismo?
Il turismo è quel fenomeno che spinge le persone a spostarsi da un posto ad un altro e li fa soggiornare almeno per una notte.
La spinta è il desiderio di acquistare o vivere ‘qualcosa’ che si può trovare solo in quel posto: un museo, il mare, la montagna, il cibo, una esperienza particolare, il divertimento. O una combinazione di questi.

Questo ‘qualcosa’ è il Prodotto turistico.
Se vogliamo che Pizzoli (intendo il Comune) diventi una meta turistica abbiamo la necessità di avere un Prodotto turistico.

Un’altra definizione di Turismo che a me piace particolarmente è questa:

“Il turismo è più di un cielo azzurro e di un bel paesaggio.E’ una combinazione di innumerevoli fattori. Alcuni è possibile reinventarli in ogni tempo e in molti luoghi.Altri invece sono il risultato di una lunga storia.” -Touriseum di Merano-

Un prodotto turistico quindi non si improvvisa, si progetta ed è comunque il risultato di anni di lavoro, di esperienza e di storia.

In tutte le cose è finito il tempo dell’improvvisazione, abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a progettare il nostro prodotto, abbiamo bisogno anche di formazione.
Abbiamo soprattutto bisogno di tempo.

In 3 anni possiamo costruire nel nostro Comune qualcosa di economicamente significativo in campo turistico, che dia lavoro alle aziende, quindi alle persone.

Quale Prodotto turistico?

Fermo restando il turismo etnico di ritorno, che va rinvigorito con un lavoro ed una programmazione specifiche, analizziamo le tre forme di turismo più importanti che si sono evolute nel tempo, per capire cosa scegliere. Naturalmente in maniera molto semplice e schematica.

Storicamente abbiamo vissuto un graduale passaggio da quello che era il Turismo di evasione, la vacanza per ‘staccare’ dalla realtà vissuta ogni giorno, una specie di perdita di identità. Quella delle località di villeggiatura organizzate con infrastrutture per il puro divertimento, i villaggi turistici per esempio. E’ seguita una seconda forma di turismo, il cosiddetto Turismo esperenziale dove le narrazioni hanno fatto la differenza. In questa nuova forma di turismo non si ricerca la perdita di identità, se ne cerca una nuova. Si vogliono fare nuove esperienze che ci arricchiscano.

… A meno che qualcuno in Piazza San Pietro non ci prenda per mano e ci dica:
“Vieni, ti faccio vedere una cosa straordinaria” e ci porti davanti alla Pietà e ce ne faccia comprendere tutta la bellezza.
E al Louvre ci porti vicino al quadro (della Gioconda n.d.r.) e ci spieghi perché è un’opera eccezionale. Allora l’emozione diventa esperienza, che solidifica la spinta iniziale e la trasforma in un concreto arricchimento, che evita la caduta nella delusione attraverso l’ascesa alla conoscenza.
Non si può pensare, in un mercato di massa come quello turistico, alla diffusione del fai da te dell’esperienza. …
-Giorgio Castoldi-

Infine il Turismo comunitario, questo turismo è la naturale evoluzione del turismo esperenziale e porta i turisti a diventare viaggiatori e ospiti. A vivere intimamente con le persone del luogo visitato. E’ il turismo delle relazioni.

Il nostro Turismo sarà quello delle esperienze e delle relazioni. Un turismo sostenibile.

Turismo sostenibile vuol dire soprattutto valorizzare quello che abbiamo per sfruttarlo anche con la cosiddetta sharing economy. In questo ci verrà in aiuto anche il progetto Pizzoli Comune Digitale che vuole formare una cultura digitale anche per il turismo.

In soldoni? 🙂

Collegare insieme con fili tematici ogni attività che possa essere sfruttata a fini turistici, ripensando i modelli di business collegati.

Mi vengono in mente:
– la valorizzazione delle tradizioni attraverso eventi ed il racconto di chi le conosce,
musei delle tradizioni con guida narrante,
– le fattorie didattiche nelle quali mostrare come si produce il famoso formaggio pecorino,
– i racconti degli anziani,
– le escursioni accompagnate da guide naturalistiche,
– la ippovie,
– le piste ciclabili,
– il recupero delle tradizioni enogastronomiche,
– gli eventi (molto belli) che si organizzano tutti gli anni.
Soprattutto per la programmazione di questi ultimi è necessario un calendario di eventi pronto con almeno 9-12 mesi di anticipo. Altrimenti restano solo delle feste popolari ad uso e consumo di noi cittadini residenti.

Senza dimenticare gli impianti sportivi, l’auditorium e la biblioteca comunale che sono una vera ricchezza per la nostra comunità

Turismo è ospitalità, i turisti sono dei cittadini temporanei che vivono, osservano e raccontano le esperienze vissute nel territorio e nella comunità che li ospita. E’ quindi facile capire che al di la di ogni ragionamento a medio e lungo termine, avere OGGI il Comune pulito e accogliente,  l’ambiente vivibile, una buona qualità della vita, la cura della bellezza e la programmazione degli eventi con sufficiente anticipo, rappresenta il minimo sindacale per fare Turismo.

Il Distretto Turistico del Gran Sasso

Avevo quasi finito di scrivere questo breve approfondimento quando ho scoperto con molto piacere che qualche giorno fa è stato firmato un accordo tra i 60 comuni per Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e circa 400 imprenditori turistici per lo sviluppo turistico nel Parco Nazionale.
Un’iniziativa importantissima per l’economia del  nostro comprensorio e della destinazione turistica in senso lato.
Questo vuol dire per chi é dentro (istituzioni e privati) avere a disposizione risorse e strumenti legislativi per fare investimenti e innovazione.
L’intervista che segue a Giovanni Lolli é in perfetta sintonia con quanto si intende fare a Pizzoli e spiega in maniera chiara opportunità e prospettive.

 

Altri approfondimenti sul tema turismo e digitale li puoi trovare in questi articoli:
Quanto vale una destinazione turistica?
Invasioni digitali
su questo stesso blog.

 

Prossimo approfondimento: La biblioteca comunale

 

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Consulta giovanile del Comune di Pizzoli

Qualche giorno fa condividevo con mia nipote Laura considerazioni sulla campagna elettorale, soprattutto sulle esigenze dei giovani della nostra comunità.

Laura mi ha parlato, ad un certo punto della conversazione, della Consulta giovanile della quale, confesso, ignoravo l’esistenza. Ho trovato molto interessante ed importante l’argomento e le ho proposto di scrivere una lettera aperta in cui spiegasse la questione per renderne tutti partecipi. Mi sono impegnato a prenderla in carico per far diventare la Consulta giovanile organo dell’amministrazione comunale e di girare la lettera al nostro candidato sindaco il quale ha subito preso un impegno concreto, di cui ci parla nella risposta a fine articolo.

Laura Di Stefano ha 22 anni, studentessa di Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico e Archeologico, è nata a Pizzoli, vive e studia da tre anni a Roma. Attiva da sempre nel sociale, da anni socia di associazioni quali il Rotaract e il FAI (Fondo Ambiente Italiano).
Attualmente è presidentessa del Rotaract L’Aquila.

La lettera di Laura

 

Laura di Stefano

Cari concittadini,

con queste poche righe vorrei, da privata cittadina, giovane, indirizzare la mia proposta a tutti coloro che hanno deciso, viste le prossime elezioni, di intraprendere la strada della politica, e hanno inserito, fra i programmi, anche la promozione di politiche giovanili e sociali.

Innanzitutto, da ventiduenne, sono fermamente convinta che la condizione imprescindibile per la crescita intellettuale, per la formulazione di idee propositive, nonché per la creazione e la promozione di iniziative socio-culturali decisive, sia proprio quello stato di benessere mentale che solo lo stare insieme (divertendosi) può garantire. A quali iniziative mi riferisco? Beh, questo non resta che deciderlo insieme, per l’appunto.

Analizzando sommariamente il territorio notiamo una serie di risorse sporadicamente utilizzate, soprattutto da giovani, che tendono a impigrirsi, e nella peggiore delle ipotesi, tendono a scappare.

Non parlo solo di risorse urbanistiche quali parchi, Centri Culturali, Auditorium, Palazzetto dello Sport ecc, ma anche e soprattutto di risorse umane, non dimentichiamo che è la gioventù a rendere vivo un luogo, ma solo se quel luogo riesce a procurare interesse, e voglia di resistere.

Se finora ci siamo lamentati della cecità degli amministratori nei nostri confronti, delle loro inadempienze, adesso non possiamo essere noi giovani a commettere lo stesso errore, quindi, propongo, affinchè le Amministrazioni avviino una vera e propria progettualità nel campo delle politiche giovanili, è necessario promuovere la costituzione di una “Consulta Giovanile”.

CHE COS’E’ LA CONSULTA:

Per definizione, essa vuole essere un organo comunale ma SUPER PARTES, il cui obiettivo principale è creare le condizioni adatte affinchè i giovani di età compresa fra i 16 e i 35 anni, possano realizzare al meglio il loro inalienabile diritto al divertimento e alla cultura, quell’esigenza biologica, innata negli esseri umani, di far gruppo, di stare insieme.

La consulta dunque, seguendo la logica dell’inclusione, aspira a fungere da collante fra tutte le associazioni e i movimenti che interessano i giovani in quanto tali.

Il compito delle Amministrazioni è altresì creare un momento di confronto, istituzionalizzando un luogo specifico dove i giovani possano avere la parola sui problemi riguardanti il Comune, assicurando così una formazione alla vita democratica e alla gestione della vita cittadina.

Ciò fa si che la Consulta possa davvero avere potere propositivo in maniera di interventi a favore dei giovani, nei confronti del Consiglio Comunale.

Come ogni organo associativo la Consulta necessita di uno statuto, in cui sono elencati i vari compiti, e la distribuzione dei responsabili (Assemblea, Presidente, ecc.).

Trovate alcuni esempi qui: http://www.puntogiovanefidenza.it/index.php/consulta-giovanile

ma soprattutto sulle piattaforme social.

A questo punto, spero di essere stata esaustiva, auguro a tutti Buona Fortuna, vi ringrazio.

Laura Di Stefano

 

La risposta di Gianni Anastasio

 

Gianni Ananstasio
Carissima Laura, leggo con interesse e rispondo con enorme piacere alla tua lettera.

Una delle frasi che colpisce è: “non resta che deciderlo insieme”; si, hai ragione, è proprio questa la parola chiave: “INSIEME”.  La partecipazione dei cittadini ma soprattutto dei giovani dovrà essere il fulcro e il motore di quella che sarà la ripresa del paese.

Ci sono stati, nel recente passato, tentativi di promuovere la costituzione di una consulta giovanile ma, a mio parere questi ragazzi non sono stati sostenuti in modo adeguato.

Uno degli impegni dei primi 100 giorni di amministrazione sarà proprio iniziare il percorso che porterà all’istituzione della consulta che tu proponi, quale strumento consultivo del Comune.

Questo organismo a loro disposizione, sarà aperto a tutte le realtà giovanili e permetterà all’amministrazione di conoscere e mettere al centro delle scelte politiche le problematiche dei ragazzi.

Sarà uno strumento importante per avvicinarli alla vita amministrativa di Pizzoli, un filo diretto tra loro e la politica, utile per formare cittadini sensibili, consapevoli ma soprattutto preparati sulle dinamiche politiche/amministrative del Comune.

Ragazze e ragazzi che saranno gli amministratori di domani e che continueranno questa fase di rinnovamento, così necessaria alla vita della nostra comunità.

Gianni Anastasio

Lunedì 25.05.2015 l’approfondimento promesso sul Turismo!
Non perderlo!

 

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Pizzoli Comune Digitale

Questo è un approfondimento del progetto Pizzoli Comune Digitale, descritto brevemente il giorno 10 maggio 2015 presso l’auditorium “V. Del Tosto” di Pizzoli in occasione della presentazione della lista civica Intesa Democratica.

Il progetto Pizzoli Comune Digitale prevede, attraverso un’Agenda digitale locale:
il potenziamento della rete che porta la connessione a larga banda all’interno dei paesi, delle zone periferiche e della zona artigianale;
tecnologia e servizi per l’organizzazione amministrativa comunale e per i cittadini;
per la far diventare Pizzoli, nell’arco di un quinquennio, un’eccellenza tra i piccoli comuni italiani.

L’AGENDA DIGITALE LOCALE

L’agenda digitale locale è un documento programmatico che sarà stilato nei primi 100 giorni di amministrazione e che definirà come il Comune di Pizzoli intende utilizzare le innovazioni tecnologiche (cosiddette ICT) per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Avere una propria agenda digitale è una raccomandazione a livello europeo. Anche la Commissione dell’Unione, infatti, ha presentato un’agenda digitale, una delle sette iniziative faro per il 2020 che fissa obiettivi per la crescita di tutti i paesi dell’Unione. L’agenda digitale presentata dalla Commissione europea propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso di tutta la comunità: uno strumento per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Anche a Pizzoli vogliamo adottare un’agenda digitale locale per potenziare gli aspetti che ci vedono già all’avanguardia e dare il via a nuove attività e progetti, con il concorso di tutti gli attori sociali, da quello dei singoli cittadini a quello delle organizzazioni, delle istituzioni, delle associazioni d’interesse e rappresentanza. Sarà il nostro modo di diventare una piccola smart city.
La nostra agenda digitale sarà aperta, per consentire in itinere di aggiungere o modificare organizzazione e obiettivi dei servizi anche in base all’evoluzione delle tecnologie digitali di volta in volta a disposizione.

Organizzazione amministrativa

Il processo di innovazione dell’organizzazione amministrativa è finalizzato all’aumento dell’efficienza e della produttività, alla riduzione dei costi, alla diminuzione dell’impatto ambientale e a fornire servizi migliori e più efficienti. Questo sarà perseguito attraverso la dotazione di strumenti tecnologici  adeguati ed alla promozione di una cultura digitale all’interno del Comune.

L’adozione di app per dispositivi mobile sarà centrale per il raggiungimento degli obiettivi oltre la presenza all’interno dei principali canali social per creare una connessione diretta con i cittadini.

Un’organizzazione smart offre servizi veloci, in tempo reale, dove e quando servono agli utenti. Saremo impegnati a migliorare l’erogazione dei servizi e semplificare i rapporti con i cittadini e con le imprese.
Il ricorso alle nuove tecnologie genera effetti positivi sugli assetti organizzativi e sulla condivisione delle risorse ma è utile soprattutto per I cittadini perché rende I servizi più facili, sempre attivi, più economici, più comodi. 

Per quanto riguarda i rapporti con i cittadini questo comporterà il potenziamento del sito istituzionale attraverso una piattaforma chiamata open municipio che renderà fruibili online ancora più informazioni (open data) e servizi, anche attraverso i dispositivi mobile (smartphone e tablet) e per una maggiore trasparenza amministrativa.

Wi-Fi pubblica

Estensione delle aree pubbliche sia indoor (biblioteca comunale, uffici amministrativi, impianti sportivi) sia outdoor (piazze, luoghi di aggreagazione ed incontro dei giovani) con rete wifi gratuita.

Sicurezza

Per migliorare la sicurezza dei cittadini verrà realizzata una rete capillare per la videosorveglianza del territorio.

Cultura (anche digitale)

All’interno del progetto è previsto un portale web open source di accesso ai servizi della biblioteca comunale in grado da una parte di catalogare tutti i 10.000 volumi e consentirne la fruizione attraverso il prestito ai residenti, dall’altra con qualsiasi dispositivo connesso ad internet  di consultarne i contenuti. Il sistema sarà inoltre connesso con a rete nazionale OPAC SBN che consente l’accesso a circa 14.000.000 di notizie bibliografiche corredate da circa 74.000.000 localizzazioni.
La biblioteca sarà anch’essa connessa ai principali canali social per una maggiore e capillare condivisione delle interazioni online ed offline degli utenti (prestito libri condiviso online, acquisto di nuovi volumi condiviso online, eventi ospitati dalla biblioteca condivisi e documentati in tempo reale).

Formazione

Saranno organizzate delle giornate formative pratiche per comprendere al meglio le potenzialità e le opportunità derivanti dal progetto Pizzoli Comune Digitale, aventi come focus principale la cultura digitale. Gli incontri saranno di carattere generale o specifici (p.e. modelli di business per il commercio ed il turismo, turismo digitale).
E’ in atto una nuova rivoluzione industriale che consentirà grazie p.e. alle stampanti 3D ed all’hardware open di avere ognuno la propria fabbrica in casa. Saranno organizzate sull’argomento delle giornate formative orientate soprattutto ai giovani. L’obiettivo sarà quello di fornire gli strumenti per analizzare vecchi modelli di business e crearne di nuovi.

Sviluppo economico

Grazie alla sua posizione geografica Pizzoli ha avuto negli ultimi anni un forte incremento demografico che ha consentito anche la nascita e lo sviluppo di attività produttive nella nuova zona artigianale. Quasi tutte di tipo commerciale o artigianale.
Il principale obiettivo del progetto Pizzoli Comune Digitale in questo ambito è quello di portare maggiore larghezza di banda per la connessione internet nella zone produttive (artigianale) per dare l’opportunità ad investitori di ubicare nell’area aziende ad alto contenuto tecnologico ed innovativo.
L’utilizzo delle cosiddette autostrade informatiche è diventato strategico già da diversi anni, stiamo vivendo un periodo di forte incremento dei servizi digitali.
Ormai la geografia tende ad avere sempre meno rilevanza per le attività produttive di ogni dimensione poiché attraverso la digitalizzazione e connessione globale il mercato si è allargato a dimensione planetaria ed è cambiato nelle sue dinamiche. Le nuove tecnologie danno la possibilità di studiare ed applicare nuovi modelli di business: piccoli negozi e artigiani di paese possono vendere prodotti e servizi di nicchia a target e mercati prima impensabili.
In particolare sarà possibile ripensare le attività produttive tipiche legate alla pastorizia, all’agricoltura, all’allevamento in chiave di turismo esperenziale e comunitario. L’installazione di una nuova cartellonistica informativa verticale con qr-code consentirà l’accesso a dettagliate informazioni di tipo turistico.

 

Prossimo approfondimento: Quale Turismo per Pizzoli?

 

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InvasioniDigitali a Pescasseroli il 4 maggio 2014

Attenzione, il 4 maggio Pescasseroli sarà invasa! Sono arrivate anche qui le #InvasioniDigitali.
Ma cosa sono le Invasioni Digitali?

L’Italia è il primo paese al mondo per turismo e cultura (cfr. country brand index ). Il nostro immenso patrimonio artistico costituito da oltre 6000 musei e siti culturali  rappresenta la più grande risorsa del paese. Perché questo patrimonio possa esprimere le sue potenzialità occorre intraprendere la strada dell’innovazione e cogliere i profondi cambiamenti in atto nella società moderna. Mentre in Italia permane una tendenza ad una gestione conservatrice della cultura, gestione esclusiva e poco aperta al cambiamento in contesti internazionali si è già da tempo avviato un processo di cambiamento che va di pari passo con l’evoluzione della società e quindi anche dei suoi progressi tecnologici. L’accelerazione della rivoluzione digitale può contribuire in maniera esponenziale allo svecchiamento delle istituzioni culturali e favorire una concezione “aperta e diffusa” del patrimonio culturale. Siamo ormai da anni di fronte ad un radicale cambiamento fondato, soprattutto, su quelle nuove forme di socializzazione e di interazione con la domanda, grazie alle nuove piattaforme digitali e sociali del web. Attraverso di esse, si tende ad incoraggiare la conoscenza e la partecipazione a livello educativo e creativo, aumentando e personalizzando l’appeal dell’offerta culturale, e ad attivare nuovi meccanismi di interazione e confronto della produzione e fruizione della proposta culturale. Per questi motivi non parliamo più di pubblico dell’offerta culturale ma di partecipanti all’offerta culturale. Questo diverso approccio delle persone nei confronti dell’offerta culturale ha influito anche sul modo in cui i musei, e le istituzioni culturali in genere, comunicano con loro. Il museo diventa partecipativo nel quale, cioè, si attivano processi partecipativi in grado di trasfigurare un luogo in una piattaforma socio-culturale che metta in connessione fra loro i vari soggetti coinvolti: artisti, distributori, visitatori, critici, collaboratori, appassionati d’arte. Da questi presupposti nasce Invasioni Digitali,un progetto  rivolto a diffondere la cultura digitale e l’utilizzo degli open data, formare e sensibilizzare le istituzioni all’utilizzo del web e dei social media per la realizzazione di progetti innovati rivolti alla co-creazione di valore culturale oltre che alla promozione e diffusione della cultura. – invasionidigitali.it –

Le #InvasioniDigitali a Pescasseroli

ll 4 maggio tutti pronti ad invadere pacificamente (ma armati del nostro smartphone, tablet o videocamera) una serie di siti, scelti tra tanti di interesse culturale, della nostra splendida cittadina. Insieme a voi ci saranno anche instagramers abruzzesi. Pescasseroli è conosciuta a livello internazionale per essere la sede storica dal 1922 del Parco Nazionale d’Abruzzo. Uno dei primi parchi nazionali italiani, che è ancora tra i più visitati ed apprezzati. A Pescasseroli si trovano ‘imprigionati’ ancora tanti siti di interesse culturale, proviamo a liberarli digitalmente e a farli conoscere!

Programma dell’invasione digitale

Pescasseroli, cuore e capitale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise è una località squisitamente caratteristica. Dalla tradizione della pastorizia, della silvicoltura e dell’agricoltura di montagna si è progressivamente affermata come meta turistica tra le più frequentate e note del Centro Italia. Una breve escursione attraverso una verdeggiante pineta ci conduce in uno dei punti più panoramici della valle. Le antiche rovine del Castel Mancino sorvegliano il lento scorrere della vita del paese e tramandono gesta eroiche. Il percorso che ci conduce sino alla Chiesa madre è il modo migliore per scoprire la bellezza semplice e raffinata del centro storico. Si resta affascinati delle piccole case in pietra, dalle botteghe locali, dalle fontane e dagli antichi palazzi storici.

ore 10:15 Raduno di fronte Municipio di Pescasseroli
0re 10:30 Partenza per Castel Mancino accompagnati da una guida naturalistica
ore 12:00 Al ritorno giro-in-giro per il centro storico
ore 13:30 Chiusura invasione

Durante l’invasione è obbligatorio l’uso di smartphone e tablet per fare fotografie o brevi filmati, e condividerli attraverso i social network.  Usa i tag ufficiali che trovi in fondo a questa pagina.

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Castel Mancino che domina Pescasseroli, simbolo dell’invasione digitale, scenografico e panoramico. I ruderi del castello si trovano sul rilievo che domina la conca di Pescasseroli, tra i 1275 e 1332 m sul livello del mare. Vi si accede dopo 20-30 minuti di cammino, attraverso boschi di pino nero, seguendo il sentiero B3 del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Si tratta di un castello-recinto, con mura perimetrali, una torre più grande, detta mastio, e tre torri minori. La sua prima costruzione risale al IX-X secolo per difendere la popolazione dalle incursioni di Saraceni e Ungari. Battaglie e terremoti hanno portato a successive ristrutturazioni fino al definitivo abbandono.

Il centro storico, bello e ricco di unicità: artigianato (ferro, legno, cuoio), dimore storiche, chiese. Pescasseroli è conosciuta come stazione climatica, luogo di villeggiatura sia estiva che invernale, e come principale centro del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Nel paese, infatti, si trovano un museo e un centro di visita con alcuni esemplari della fauna autoctona, fra cui l’orso marsicano, oltre alla ricostruzione della tomba dei resti di una donna che abitò la zona nel VI secolo a.C. Nel centro storico spicca Palazzo Sipari (costruito nel 1839), sede della Fondazione intitolata ad Erminio Sipari, deputato e fondatore del Parco, ove il 25 febbraio 1866 nacque il celebre filosofo Benedetto Croce. Degna di rilievo è anche l’Abbazia dei Santi Pietro e Paolo, fondata intorno al 1100. In essa si trova una statua lignea raffigurante la Madonna col bambino datata intorno al XIII secolo. L’8 settembre 1752 il Capitolo Vaticano, inviando una preziosa corona d’oro, procedette alla Solenne Incoronazione della statua.

Palazzo Sipari, è il più importante edificio civile di Pescasseroli, realizzato dalla famiglia Sipari, ricchi proprietari terrieri legati alla pastorizia, che lo edificarono sopra le rovine del palazzo baronale da loro acquisito e distrutto nei primi dell’800, come segno tangibile del loro potere “borghese” nei confronti di quello nobiliare a cui piano piano stavano togliendo i beni, tra cui il mulino ed il pascolo della corte, elementi centrali nell’economia del paese abruzzese. Della famiglia Sipari fu grande esponente Erminio Sipari, deputato nei primi del 1900 e ideatore e fondatore del Parco Nazionale d’Abruzzo, così come nel Palazzo nacque Benedetto Croce, illustre filosofo italiano che nel 1910 da qui tenne l’importante “discorso di Pescasseroli”. Ospiti della famiglia Sipari in questo palazzo sono state più alte personalità della reale casa di Savoia come ad esempio il principe Amedeo Duca d’Aosta e il Principe di Napoli, il futuro Re Vittorio Emanuele III. Il Palazzo è stato abitata dalla famiglia Sipari fino al 2006 e nel 2010 è stata aperta al pubblico la Casa-Museo, sede anche della Fondazione Sipari che ha fini culturali e di gestione del ricco patrimonio della famiglia Sipari. Fanno parte del Palazzo le Scuderie, dove vengono realizzate numerose mostre d’arte, così come la Cappella dell’Addolorata.
Avevamo intenzione di invadere pacificamente anche Palazzo Sipari ma purtroppo quest’anno non è stato possibile. Sarà per la prossima volta. 

ORGANIZZATORI: Roberto Laglia (direttore d’albergo, esperto IT), Umberto Esposito (fotografo naturalista, accompagnatore media montagna, assessore turismo Comune di Pescasseroli), Francesca Tammarazio Bogatsu (travel writer, instagramer).

La foto di Castel Mancino usata per l’evento è di Riccardo Granaroli.

Tag ufficiali: #InvasioniDigitali #InvasioniPescasseroli #InvasioniAbruzzo #DigitalInvasions #Pescasseroli #IgersAbruzzo #VisitAbruzzo #IAmAnInvader

Puoi aderire al manifesto delle Invasioni Digitali da qui: Manifesto Invasioni Digitali.

Aggiungi il badge delle Invasioni Digitali alla foto del tuo profilo Twitter o Facebook da qui: Badge Invasioni Digitali.

 

SITRA e #BeSocialAbruzzo della Regione Abruzzo

Presso la sala convegni dell’Unione Industriali de L’Aquila sono stati presentati il nuovo Sistema Informativo Turistico della Regione Abruzzo (SITRA) ed il lavoro svolto al team di promozione turistica nel social media marketing con l’hashtag #BeSocialAbruzzo. Tutto sotto il coordinamento della Direzione Sviluppo Economico e del Turismo Servizio Informazione ed Accoglienza Turistica.

#BeSocialAbruzzo

Mi sono chiesto per la prima volta cosa stesse facendo la mia regione nei social media nel corso di BTO 2012, quando fu presentato uno studio di BlogMeter sulla presenza delle regioni italiane su Facebook e Twitter.

Da questo studio la presenza e influenza della Regione Abruzzo in questo ambito risultava poco significativa, appena-appena visibile in alcune tabelle  (nelle ultime posizioni tra le prime 10).
Dalla relazione ascoltata durante la presentazione oggetto di questo scritto, ho avuto la netta sensazione che la Regione Abruzzo stia facendo un ottimo lavoro. Sono stati presentati dei dati interessanti, ne riporto qualcuno che ricordo a memoria: aperti 35 profili a livello internazionale nei social network più diffusi (Facebook, Pinterest, Twitter, Instagram, Foursquare) nei seguenti paesi: Italia, Gran Bretagna, Francia, Germania, Olanda, Svezia e Norvegia. Con relativi minisiti collegati (in lingua) per rafforzare la presenza online. Un risultato interessante è quello raggiunto in Instagram con 3190 followers, prima regione in Italia.
Maggiori info e dati nel documento che segue, in cui si vede il deciso miglioramento a novembre 2013 della posizione in ambito social: Social Media Marketing Regione Abruzzo (pdf)

E’ stato fatto anche cenno al rapporto finanziato da Google e presentato a BTO 2013 sull’impatto dei contenuti online sul turismo europeo, di seguito un piccolo estratto:

“Internet svolge un ruolo vitale e sempre crescente nel settore dei viaggi europei … Ormai il contenuto online è una fonte primaria di informazioni sui viaggi, che supera tutte le altre forme di media e marketing tradizionali in Europa. Le agenzie di viaggio entrano in contatto con i consumatori attraverso strumenti di marketing online, social media, app di viaggio, funzionalità di ricerca e piattaforme di prenotazione. Queste fonti di informazione e canali diversificati spingono sempre di più il settore del turismo europeo.”

“Tuttavia, anche se la domanda di turismo si sta orientando sempre di più verso l’ambiente online, e la cultura è un fattore motivante, solo una proporzione relativamente bassa di operatori in Spagna, Italia e Grecia usa il commercio elettronico per entrare in contatto con potenziali clienti. Un tale squilibrio presenta una significativa opportunità per incrementare le vendite mediante un’adozione più ampia da parte del settore delle piattaforme di vendita e di marketing via Internet.”

Da questo studio si evince che se l’Italia adottasse nell’industria turistica misure atte a promuovere attività online comparabili a quelle dei Paesi guida della UE, quali ad esempio Svezia e Irlanda, l’Italia vedrebbe crescere la propria domanda turistica di circa il 10% e il PIL e il tasso di occupazione del Paese di circa l’1%. Date le dimensioni dell’economia, questo si tradurrebbe in circa 250.000 nuovi posti di lavoro. [Clicca qui per scaricare lo studio completo.]

Un’iniziativa decisamente molto interessante è il Social Media Team Diffuso. In pratica chiunque abbia la possibilità di contribuire con contenuti di vario genere (foto, articoli, eventi) alla diffusione del brand Abruzzo nei social media, può farlo semplicemente richiedendo le credenziali di accesso al sistema informativo regionale, per la pubblicazione e/o segnalazione dei contenuti. Inoltre il Social Media Team Diffuso può essere coinvolto in campagne con l’uso degli hashtag canonici della regione #BeSocialAbruzzo e #VisitAbruzzo, per creare massa critica in occasione del lancio di campagne pubblicitarie o promozionali. L’adesione al Social Media Team Diffuso sarà utile anche per dare eco a eventi locali, se segnalati e condivisi nei vari profili social della regione.

Sono state sviluppate anche 3 app tematiche, disponibili per le piattaforme più diffuse (iOS ed Android).
Ski Abruzzo: per essere aggiornati in tempo reale sugli impianti sciistici abruzzesi, condizioni meteo, impianti aperti, caratteristiche, lunghezza piste, webcam.
Abruzzo Events: per teneri aggiornati sui principali eventi e manifestazioni.
Abruzzo RAI Local: è una guida multimediale realizzata in collaborazione con la RAI.

SITRA

Il SITRA (che non ha nulla a che fare con il social media marketing!) è un sistema informativo che consente alle strutture ricettive di contribuire alla raccolta di dati statistici sulle presenze in maniera del tutto informatizzata. Quindi non più stampa di report sui modelli ISTAT e la consegna a mano o via fax presso gli Uffici IAT.
Si devono semplicemente utilizzare i dati generati dal proprio software di gestione alberghiera (PMS) per le comunicazioni di Pubblica Sicurezza (schedine di P.S.) inviandoli attraverso il SITRA alla Regione Abruzzo. Sono già intefacciati almeno il 90% dei software utilizzati in Italia.
Chi non fosse munito di software gestionale può fare tutto sulla piattaforma SITRA: inserimento delle schedine di P.S. direttamente nella piattaforma SITRA e contestuale comunicazione ai fini statistici, quindi generazione di un file per la Questura (sempre con il SITRA).
Al di la di questa importante innovazione per la quale la Regione Abruzzo è prima in Italia, sono interessanti i risvolti pratici per gli albergatori che potranno consultare i dati inseriti nei vari anni, per controllare l’andamento delle presenze. E’ possibile anche scegliere un competitive set di alberghi concorrenti (almeno 5 e della stessa categoria) per confrontare l’andamento delle presenze del proprio albergo con quelle risultanti nel competitive set.
Con la stessa piattaforma si effettuano le comunicazioni dei prezzi annuali di settembre.
Un bel risparmio di carta e tempo!

Questo sistema a mio avviso ha un grosso limite, non consente di fare analisi a livello revenue. Sarebbe interessante, richiedendo agli albergatori (in maniera riservata!) anche i ricavi giornalieri, capire il valore delle singole destinazioni in termini di ricettività. Una specie di Borsa della ricettività alberghiera. Utile a tutti i gestori per capire e definire strategie revenue. Basterebbe un dato, un solo altro dato.
Rimando in proposito alla lettura di questo articolo: Quanto vale una destinazione turistica?

Per maggiori informazioni sul SITRA (manuale, richiesta password, ecc..):
[Pagina della Regione Abruzzo del SITRA]

 

Quanto vale una destinazione turistica?

Quattro chiacchiere su: valore di una destinazione turistica, presenza online, reputazione, revenue management e zone limitrofe. Praticamente un  minestrone! Dedicate soprattutto a quelli che, come me, invece di lavorare ‘giocano’ nei (e coi) social network!

Sai, in questi anni di lavoro ho scoperto una cosa: se chiedi a qualcuno perché fa le cose che fa, puntualmente la risposta è: “Perché si fa così”. Nessuno conosce il motivo per cui fa quello che fa. Nel mercato nessuno riflette profondamente sulle cose. Questo è quello che ho scoperto.

Faccio un esempio: mentre costruivamo i nostri Apple-I in garage, sapevamo esattamente quanto costavano. Quando abbiamo cominciato a produrre gli Apple-II in fabbrica, i contabili avevano questa nozione di costo standard. Vuol dire fissare un costo standard e correggerlo con la variante alla fine di ogni trimestre. Allora continuavo a chiedere: perché facciamo così? E la riposta era sempre: perché si fa così.

Dopo circa sei mesi che ci ragionavo ho capito che il motivo per cui uno fa così è che non ha il controllo sufficiente per conoscere i costi, così fa un’ipotesi e poi la corregge alla fine di ogni trimestre. 

E il motivo perché non conosce bene i costi è è che il sistema informativo non è abbastanza buono. Ma nessuno la racconta così.

Così in seguito, quando progettammo questa fabbrica automatizzata per Macintosh, fummo in grado di liberarci di molti di questi concetti antiquati e di sapere con esattezza, al secondo, quanto costava ogni cosa.

Negli affari c’è qualcosa che io chiamo “folklore”. Cose che si fanno perché si facevano ieri. E l’altro ieri. Questo vuol dire che, se si è disposti a fare molte domande, a riflettere sulle cose, a lavorare sodo, si può imparare abbastanza in fretta a gestire un’azienda. Non è la cosa più difficile del mondo.

-da una intervista a Steve Jobs-

C’era una volta l’Italia del boom economico, quando era sufficiente essere armati di tanto coraggio e buona volontà per buttarsi nel business.

Usando la metafora del negozio, era sufficiente alzare la saracinesca ed aspettare i clienti. Il modello di business? Boh! Che è? “Ho un’idea e la porto avanti” oppure “se ci è riuscito lui perché non dovrei riuscirci io?”. Tanto in periodi di vacche grasse tutto può funzionare, senza troppi rischi.
E quando le vacche diventano magre?
Non è più sufficiente alzare la saracinesca ed aspettare, non è più sufficiente “fare le cose perché si fanno così”, per folklore.

Ad esempio in una destinazione turistica come vengono stabiliti i prezzi di vendita delle camere d’albergo? Come il mercato percepisce se una destinazione è economica o costosa (cittadini temporanei)? Come la percepiscono gli indigeni (cittadini residenti)? Che peso hanno la presenza online e la reputazione?
Insomma, quanto vale una destinazione turistica?

Alcune considerazioni e riflessioni personali, non esaustive, solo per stimolare la curiosità dei lettori.

Cosa fa il turista o viaggiatore online ed offline

Esiste un valore legato alla destinazione turistica che è il racconto o, se volete, la sua reputazione. Una volta si raccontava con il passaparola alla fine della vacanza o del viaggio, si parlava anche di effetto tam-tam. Oggi, grazie alla tecnologia mobile, il racconto si concretizza in una combinazione di momenti, che sono quelli canonici in cui si struttura un’esperienza di viaggio (o una vacanza): sogno (preparazione), esperienza (vissuto) e racconto; nei quali si contribuisce a creare la reputazione di un posto e quindi il suo valore. Il valore (reale o percepito, che sia)  fa valere il suo peso nel momento topico, il Momento della Verità.

Nel 2005 una nota multinazionale aveva teorizzato tre passi che descrivono il processo che porta un cliente ad effettuare un acquisto. A quei tempi si faceva riferimento alla realtà dei centri commerciali con i loro scaffali.  Eccoli:

  1. Stimolo, per attrarre il consumatore attraverso l’esposizione del marchio all’interno delle pubblicità;
  2. FMOT: First Moment of Truth (Primo Momento della Verità), è l’esperienza del cliente davanti allo scaffale, in quei pochi secondi (tra 3 e 7) in cui decide di acquistare;
  3. SMOT: Second Moment of Truth (Secondo Momento della Verità), è la fase nella quale il cliente utilizza il prodotto per soddisfare lo stimolo generato nel primo passo.
ZMOT Zero Moment of Truth

Questa infografica descrive il ciclo di prenotazione di un cliente connesso.
Seguendo la teoria Stimolo, ZMOT, FMOT, SMOT.

Nel 2011 Google ha teorizzato un nuovo momento che ha chiamato ZMOT: Zero Moment of Truth (Momento Zero della Verità) ottimamente descritto nel filmato che segue. In pratica, grazie ad internet ed agli strumenti che ne fanno uso (hardware e software), tra lo stimolo e il FMOT il potenziale cliente si serve della rete per verificare la cosiddetta reputazione del prodotto. Consultando forum, social netowork, siti di recensioni, blog. In pratica il momento vero della decisione si è spostato nel Momento Zero della Verità. Si capisce come a questo punto ZMOT può essere considerato lo stimolo per un’altra persona quando, grazie al racconto dell’esperienza d’uso del prodotto, un nuovo cliente decide l’acquisto.

Tutto questo può essere riportato nel prodotto turistico, in particolare in quello alberghiero. Come si vede nell’infografica che segue con l’evidenziazione del peso che hanno in questo momento i vari strumenti della rete.

Questa infografica descrive il ciclo di prenotazione del cliente di un hotel. Seguendo la teoria Stimolo, ZMOT, FMOT, SMOT.

Questa infografica descrive il ciclo di prenotazione del cliente di un hotel.
Seguendo la teoria Stimolo, ZMOT, FMOT, SMOT.

Le OTA (Online Travel Agencies) ovvero “quanto costi?”

Per prenotare una vancanza o un albergo ci sono diversi canali e quindi diversi ‘scaffali’ da cui scegliere. Diamo un’occhiata ad un portale di prenotazioni online, facciamo conto di essere su quello più diffuso, chiamiamolo B.com.
Qui troviamo subito un bel catalogo di prodotti (alberghi) dei quali ci viene dato il costo per notte p.e. per la camera doppia.
Un colpo d’occhio fenomenale sulla forbice di prezzi tra le varie categorie d’albergo che ci da subito la percezione di quanto vale quella destinazione turistica. Naturalmente troviamo anche il racconto (recensioni) degli ospiti che contribuisce a dare (o togliere!) credibilità ai prezzi.
Quello che interessa in un mercato è il valore relativo della destinazione, allora basta fare un confronto tra due o più destinazioni per capire meglio.
Se oggi volessi trascorrere la Santa Pasqua in Abruzzo, a Pescasseroli, troverei camere che costano mediamente tra gli 70-80 euro (2,3 stelle) ed i 90-100 euro a notte (4 stelle).
Se volessi andare a Roccaraso, che si trova a pochi chilometri, troverei gli stessi prezzi.
Se provassi ad andare a Cortina d’Ampezzo i prezzi subirebbero una impennata decisa: 100-140 euro per un 3 stelle, 200 per un 4 stelle. Chiaro o no il valore della destinazione turistica?

E un chilo di mele quanto costa?

Sarebbe interessante, avendo a disposizione p.e. i dati ISTAT dei panieri delle varie località, analizzare il costo di altri prodotti. Per esempio quelli alimentari e di vestiario che sono sia per il mercato interno sia per i visitatori e confrontarli con il prezzo delle camere che è solo per i visitatori cittadini temporanei.
Giusto per capire se sono allineati, ovvero se al costo inferiore della camera tra due destinazioni corrisponde il costo inferiore di altri beni di prima necessità. Credo che questa analisi sia in grado di far capire se i cittadini residenti hanno la stessa percezione del valore della destinazione che ha il mercato. Se pensano p.e. di essere in una località ricercata, costosa e con un elevato valore di mercato (le mele costano care!) mentre esternamente (dai turisti cittadini temporanei) viene percepita come economica (le camere costano poco!).

La gestione di ricavi (yield management o revenue management)

E’ il sistema di gestione delle risorse disponibili (p.e. camere, posti a sedere nel trasporto aereo) che ha come obiettivo la massimizzazione e l’ottimizzazione del volume d’affari.
La tecnica di vendita che ne deriva consente di modificare i ricavi per unità sulla base del reale andamento della domanda, realizzando i maggiori ricavi e il più alto tasso di vendite possibile in ogni periodo dell’anno. Una delle manifestazioni più evidenti è l’applicazione di prezzi più alti quando la domanda è elevata e prezzi scontati quando è più bassa.

– Wikipedia –

Il prezzo di una camera d’albergo che contribuisce (come abbiamo visto) alla valorizzazione della destinazione turistica e che trovo sul mercato è il prezzo giusto (soprattutto per chi vende)?
Quante strutture alberghiere adottano un sistema di gestione dei ricavi ovvero una strategia revenue?
Ancora, quante destinazioni turistiche hanno una strategia di revenue?

Per capire il tema generale dell’argomento ecco l’esempio classico, spiegato in maniera magistrale da un capelluto e romanissimo Franco Grasso.

In pratica un’azienda alberghiera dovrebbe adottare una strategia di revenue partendo con tariffe basse che si alzano man mano che ci si avvicina alla data di arrivo.

Quello che si fa di solito è partire con tariffe alte, il più delle volte con la cosiddetta rack-rate (la tariffa di listino, per semplificare). Poi quando sotto data ci si accorge di avere l’albergo vuoto si abbassa il prezzo in maniera sgangherata.

Naturalmente non è sufficiente avere la giusta strategia di prezzi come singolo albergo, se nella destinazione turistica ‘gli altri’ partono con il prezzo alto e poi attuano il comportamento sgangherato di cui sopra diventa tutto inutile.

Nella strategia è parte integrante la raccolta di dati nel tempo: camere occupate, ricavi, condizioni meteo, situazione economica generale, eventi nel territorio. Oltre l’esperienza, la creatività, la conoscenza.

Nei corsi di revenue management che ho frequentato il modello usato è quasi sempre lo stesso, quello classico basato sull’indice REVPAR. Ideale per le strutture alberghiere business. Per quelle prettamente leisure  (quelle del nostro territorio) andrebbe studiato un modello diverso.

Di questo ed altro parleremo un’altra volta.

Un’idea e un viaggio per Pescasseroli: #alzatiecammina

Un’idea, un viaggio e un manifesto per la rinascita turistica di Pescasseroli attraverso la formazione e la progettazione di nuove esperienze turistiche.

“Il turismo è più di un cielo azzurro e di un bel paesaggio.
E’ una combinazione di innumerevoli fattori.
Alcuni è possibile reinventarli in ogni tempo e in molti luoghi.
Altri invece sono il risultato di una lunga storia.”
 -Touriseum di Merano-

Il contenuto di questo articolo è la sintesi degli sviluppi di un’idea che ho maturato nel tempo, contaminato dalle esperienze fatte quotidianamente nel territorio (lavoro, discussioni, umori), dalla formazione continua legata soprattutto alla partecipazione ad eventi in cui innovazione e vision sono preponderanti (BTO, WHR) e dall’osservazione a distanza (dalla nascita alla realizzazione) di eventi formativi legati al territorio ed al turismo (p.e. #iloveischia, #visionsardinia).

L’idea riguarda un percorso formativo per gli operatori turistici del comprensorio pescasserolese e più in generale dell’area Parco Nazionale d’Abruzzo.

Pescasseroli è nata di fatto come destinazione turistica nel 1922, con l’inaugurazione del Parco Nazionale d’Abruzzo e la nascita delle prime strutture ricettive. Il periodo di maggior sviluppo si è avuto negli anni ’70 e ’80, grazie ad ingenti investimenti di privati prima e contributi pubblici poi, che hanno permesso la creazione di infrastrutture, seconde case e molte strutture ricettive.
Oggi a Pescasseroli sono censite 53 strutture ricettive di varia tipologia con la maggior parte delle infrastrutture che sono ormai fatiscenti (nella migliore delle ipotesi).
Si parla complessivamente di circa 15.000 posti letto, incluse tutte le forme di ricettività.
La maturità della destinazione c’è stata tra gli anni 80 e gli anni 90. Poi l’inizio del declino.

Sulle cause del progressivo declino (ormai riconosciuto da tutti) ognuno si è fatto una propria idea (giusta o sbagliata).
Provo a ipotizzarne alcune.

Ciclo di vita del Prodotto Turistico (curva di Kuznets)

Di certo la ben nota U rovesciata che descrive il ciclo di vita di un qualsiasi prodotto è stata percorsa ormai quasi tutta e il Prodotto turistico concepito e nato negli anni settanta ormai è giunto alla fine: dopo quasi 50 anni in cui nulla di nuovo è stato pensato e fatto.
Un’altra importante causa è stata la trasformazione del mercato, da mercato di massa a massa di mercati: la cosiddetta coda lunga.
Una conseguenza (o causa?) del cambiamento del mercato sono state sicuramente la globalizzazione, la nascita di nuovi canali di distribuzione dei prodotti (online), l’evoluzione tecnologica (internet, tecnologia mobile).
Oggi non è importante avere un unico prodotto di destinazione, piuttosto una serie di prodotti o meglio di Esperienze turistiche.
Esperienze che non possono essere lasciate all’improvvisazione, vanno progettate.
E l’esperienza turistica non è il box-vacanza che si compra in negozio, come ho sentito dire da qualcuno!

… A meno che qualcuno in Piazza San Pietro non ci prenda per mano e ci dica:
“Vieni, ti faccio vedere una cosa straordinaria” e ci porti davanti alla Pietà e ce ne faccia comprendere tutta la bellezza.
E al Louvre ci porti vicino al quadro (della Gioconda n.d.r.) e ci spieghi perché è un’opera eccezionale. Allora l’emozione diventa esperienza, che solidifica la spinta iniziale e la trasforma in un concreto arricchimento, che evita la caduta nella delusione attraverso l’ascesa alla conoscenza.
Non si può pensare, in un mercato di massa come quello turistico, alla diffusione del fai da te dell’esperienza. …
-Giorgio Castoldi-

Quindi PRODUCT FIRST, il prodotto prima di ogni altra cosa!
Ma quale prodotto? Quali esperienze turistiche?
Per quali mercati? Con quale strategia di marketing?
Su quali canali distributivi? Con quali strumenti?

Vorrei aggiungere una delle concause che, secondo me, ha contribuito in maniera sostanziale al declino: la cultura familiar-pionieristica che nel dopoguerra ha fatto la fortuna dell’Italia e che oggi è diventata un grosso ostacolo.

Il declino ha coinvolto un po’ tutto e tutti, comprese le associazioni di categoria. Anche se in questo momento stiamo assistendo alla rinascita dalle proprie ceneri della storica Associazione albergatori.

Quello che oggi non si può fare è ricostruire infrastrutture in tempi brevi, soprattutto per mancanza di investimenti, che sono fondamentali ma non riguardano il tema di questo scritto.

Invece cosa si può fare?

Quello che si può fare è lavorare sulla formazione (di tutti!), sulla riorganizzazione e valorizzazione di quello che c’è.
Con la formazione é possibile creare nuova consapevolezza e conoscenza, creare una visione comune e una nuova identità nella comunità, per ricreare (anche) un’identità turistica.
Il genius loci e brand territoriale (che forse sono la stessa cosa) devono passare necessariamente attraverso questa crescita collettiva.

“Che cos’è il genius loci? Ogni luogo ha un suo genius loci e molti operatori sperano che questo emerga da solo, ma in realtà sono le persone , con la propria faccia, la propria identità a fare il genius loci, o per meglio dire il “genius personae”. L’albergatore e il suo team in primis. Siete ambasciatori del vostro paese, siete la presentazione, il biglietto da visita del luogo.Il genius loci è quell’imprinting che influenza il viaggiatore: il brand dell’hotel, i luoghi, la gente, i servizi offerti, la location specifica, lo staff della struttura. Voi siete il Personal Touch del luogo !” -BTO 2011-

Senza volerne dare una definizione (non ne sarei capace) posso dire che un territorio avrà centrato il suo brand quando il racconto che fanno del proprio luogo i cittadini residenti coinciderà con quello fatto dai turisti (cittadini temporanei).

Naturalmente la sola formazione non è sufficiente, occorre lavorare sul Prodotto turistico (Esperienze turistiche!) che dovrà caratterizzare la destinazione nel prossimo futuro e più in generale, imparare a progettare le esperienze turistiche.

Insomma, bisogna cominciare un nuovo viaggio.

“Un viaggio lungo mille miglia
inizia col muovere un piede”
-Lao Tsu-

Tutto può cominciare con un primo incontro di una giornata aperto a tutti: principali attori della filiera turistica in particolare quella ricettiva, chi ha la responsabilità del governo del turismo nel territorio, portatori di interesse collettivo, giovani, meno giovani, curiosi.
Una lezione collettiva di Turismo, un seminario pensato per contaminare il pubblico con i temi dell’innovazione che potranno essere p.e. lo storytravelling, la rilevanza, il marketing territoriale, l’innovazione.
Declinandoli, ove possibile, sulle caratteristiche della nostra destinazione turistica.
Presentando contestualmente l’idea di progetto formativo.

A seguire un calendario formativo con esperti dei vari settori, con laboratori pratici.

“Se vuoi imparare, incomincia a fare”

Si sperimenteranno nicchie di prodotto per riposizionare l’offerta sul mercato con azioni di marketing classico ed innovativo.

I laboratori e la formazione in aula dovranno essere finalizzati alla definizione di una strategia e varie tattiche (la formazione stessa, educational, coinvolgimento di giornalisti e blogger, …) per il territorio. Raccolta ed analisi di dati (storici e futuri).

Tutta l’azione formativa dovrà portare alla stesura di un MANIFESTO PER PESCASSEROLI.

“Ci sono certi momenti, in cui si deve ricominciare da capo.
Un nuovo orizzonte, un nuovo sogno e tanta tanta strada da fare.
Rimettersi in cammino, senza pensare a quanto si dovrà camminare, un passo alla volta, sentendo nel cuore che si arriverà alla meta, alzando lo sguardo consapevoli di chi siamo e che ce la faremo sicuramente.”
(Mirko Pallera)

Naturalmente bisogna cominciare subito! Senza aspettare che altri facciano per noi: non è questo il tempo.
Cominciamo ad essere attori del nostro futuro!

#alzatiecammina :
– esortazione per ognuno a rompere gli indugi e fare la sua parte;
– miracolo della rinascita;
– tradizione dei camminatori di montagna, sempre pronti a partire ed affrontare un nuovo viaggio.

Pizzoli, da Inverno in Abruzzo e Le piccole virtù [Natalia Ginzburg]

Il mio paese, Pizzoli, è stato durante l’ultima guerra terra di confino.

Proprio qui, infatti, nel giugno 1940 fu mandato Leone Ginzburg, condannato dal Tribunale Speciale per antifascismo. A Pizzoli ci restò fino all’ottobre 1943 assieme alla moglie Natalia Ginzburg , una delle più grandi scrittrici italiane, e ai figli, Carlo, Andrea e Alessandra.

“Noi – dice Natalia – parlavamo un poco di politica con gli altri internati. Non ne parlavamo nella cucina dell’albergo Vittoria, perché non si poteva. Perché loro l’avrebbero trovato pericoloso. Poi il paese ci aveva dato affetto, ma non credo che pensasse che fossimo antifascisti, pensava che eravamo degli ebrei. Non indagavano. Di politica Leone parlava con Vittorio Giorgi, che era un comunista; poi con il fabbro ferraio, che era uno che si chiamava Attilio”.

La bottega di Girò

“…La bottega di Girò era proprio davanti a casa nostra. Girò se ne stava sulla porta come un vecchio gufo e i suoi occhi rotondi e indifferenti fissavano la strada. Vendeva un po’ di tutto: generi alimentari e candele, cartoline, scarpe e aranci. Quando arrivava la roba, Girò scaricava le casse, i ragazzi correvano a mangiare gli aranci marci che buttava via. A Natale arrivava anche il torrone, i liquori, le caramelle. Ma lui non cedeva un soldo sul prezzo.”
“Quanto sei cattivo Girò” gli dicevano le donne. Rispondeva: “Chi è buono se lo mangiano i cani.”. A Natale tornavano gli uomini da Terni, da Sulmona, da Roma, stavano alcuni giorni e ripartivano, dopo aver scannato i maiali. Per alcuni giorni non si mangiava che sfrizzoli, salsicce pazze e non si faceva che bere: poi le grida dei nuovi maialetti riempivano la strada”.

Inverno in Abruzzo

“In Abruzzo non c’è che due stagioni: l’estate e l’inverno. La primavera è nevosa e ventosa come l’inverno e l’autunno è caldo e limpido come l’estate. L’estate comincia in giugno e finisce in novembre. I lunghi giorni soleggiati sulle colline basse e riarse, la gialla polvere della strada e la dissenteria dei bambini, finiscono e comincia l’inverno. La gente allora cessa di vivere per le strade: i ragazzi scalzi scompaiono dalle scalinate della chiesa. Nel paese di cui parlo, quasi tutti gli uomini scomparivano dopo gli ultimi raccolti: andavano a lavorare a Terni, a Sulmona, a Roma. Quello era un paese di muratori: e alcune case erano costruite con grazia, avevano terrazze e colonnine come piccole ville, e stupiva di trovarci, all’entrare, grandi cucine buie coi prosciutti appesi e vaste camere squallide e vuote. Nelle cucine il fuoco era acceso e c’erano varie specie di fuochi, c’erano grandi fuochi con ceppi di quercia, fuochi di frasche e foglie, fuochi di sterpi raccattati ad uno ad uno per la via. Era facile individuare i poveri e i ricchi, guardando il fuoco acceso, meglio di quel che si potesse fare guardando le case e la gente, i vestiti e le scarpe, che in tutti su per giù erano uguali.
Quando venni al paese di cui parlo, nei primi tempi tutti i volti mi parevano uguali, tutte le donne si rassomigliavano, ricche e povere, giovani e vecchie.
Quasi tutte avevano la bocca sdentata: laggiù le donne perdono i denti a trent’anni, per le fatiche e il nutrimento cattivo, per gli strapazzi dei parti e degli allattamenti che si susseguono senza tregua. Ma poi a poco a poco cominciai a distinguere Vincenzina da Secondina, Annunziata da Addolorata, e cominciai a entrare in ogni casa e a scaldarmi a quei loro fuochi diversi.”

“In Abruzzo non c’è che due stagioni: l’estate e l’inverno.
Quando la prima neve cominciava a cadere, una lenta tristezza s’impadroniva di noi. Era un esilio il nostro: la nostra città era lontana e lontani erano i libri, gli amici, le vicende varie e mutevoli di una vera esistenza. Accendevamo la nostra stufa verde, col lungo tubo che attraversava il soffitto: ci si riuniva tutti nella stanza dove c’era la stufa, e lì si cucinava e si mangiava, mio marito scriveva al grande tavolo ovale, i bambini cospargevano di giocattoli il pavimento.
Tutte le sere mio marito ed io facevamo una passeggiata e tutti uscivano sulla porta e ci dicevano: – Con una buona salute. Qualcuno certe volte domandava: – Ma quando ci ritornerete alle case vostre? .
Mio marito ,diceva: – Quando sarà finita la guerra.
E quando finirà questa guerra? Te che sai tutto e sei un professore, quando finirà? 

Mio marito lo chiamavano «il professore» non sapendo pronunciare il suo nome, e venivano da lontano a consultarlo sulle cose più varie, sulla stagione migliore per togliersi i denti, sui sussidi che dava il municipio e sulle tasse.
A Gigetto di Calcedonio nacquero due gemelli, con due gemelli maschi che aveva già in casa, e fece una chiassata in municipio perché non voleva dargli il sussidio, dato che aveva tanta terra e un orto grande come sette città.
A Rosa, la bidella della scuola, una vicina gli sputò dentro l’occhio, e lei girava con l’occhio bendato perché le pagassero l’indennità.
L’occhio è delicato, lo sputo è salato – spiegava.
E anche di questo si parlò per un pezzo, finché non ci fu più niente da dire.
La fine dell’inverno svegliava in noi come un’irrequietudine.
Forse qualcuno sarebbe venuto a trovarci: forse sarebbe finalmente accaduto qualcosa.
Il nostro esilio doveva pur avere fine. Le vie che ci dividevano dal mondo parevano più brevi: la posta arrivava più spesso.
Tutti i nostri geloni guarivano lentamente.”