Quale Turismo per il Comune di Pizzoli?

Scrivo un po’ di Turismo per il Comune di Pizzoli, visto che di Turismo mi occupo da tanti anni e in questo settore ho maturato esperienza, coltivando relazioni professionali e umane.

Il Turismo etnico di ritorno

Il turismo che ha coinvolto il nostro Comune è sempre stato esclusivamente un “Turismo di ritorno”, persone che nel dopoguerra sono andate alla ricerca di fortuna ed hanno poi costruito da noi una casa per le loro vacanze. Tutti abbiamo amici a Roma o a Firenze, soprattutto della prima e seconda generazione. Un turismo di ritorno che è stato almeno fino agli anni ottanta costante. Molti altri invece sono a andati a cercar fortuna nel Nuovo continente, addirittura ad inizio secolo, in questo caso, come si può facilmente immaginare, il ritorno è stato molto più a lungo termine, quasi un evento per tutta la comunità.

Quindi, se vi dicessi che Pizzoli è un Comune a vocazione turistica, direi una cosa non vera.
Il Comune di Pizzoli non è una località turistica, almeno non ancora!
La nostra principale fonte di reddito non è il turismo e forse non lo sarà mai.

Turismo

Andiamo per gradi, innanzitutto cosa vuol dire la parola turismo?
Il turismo è quel fenomeno che spinge le persone a spostarsi da un posto ad un altro e li fa soggiornare almeno per una notte.
La spinta è il desiderio di acquistare o vivere ‘qualcosa’ che si può trovare solo in quel posto: un museo, il mare, la montagna, il cibo, una esperienza particolare, il divertimento. O una combinazione di questi.

Questo ‘qualcosa’ è il Prodotto turistico.
Se vogliamo che Pizzoli (intendo il Comune) diventi una meta turistica abbiamo la necessità di avere un Prodotto turistico.

Un’altra definizione di Turismo che a me piace particolarmente è questa:

“Il turismo è più di un cielo azzurro e di un bel paesaggio.E’ una combinazione di innumerevoli fattori. Alcuni è possibile reinventarli in ogni tempo e in molti luoghi.Altri invece sono il risultato di una lunga storia.” -Touriseum di Merano-

Un prodotto turistico quindi non si improvvisa, si progetta ed è comunque il risultato di anni di lavoro, di esperienza e di storia.

In tutte le cose è finito il tempo dell’improvvisazione, abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a progettare il nostro prodotto, abbiamo bisogno anche di formazione.
Abbiamo soprattutto bisogno di tempo.

In 3 anni possiamo costruire nel nostro Comune qualcosa di economicamente significativo in campo turistico, che dia lavoro alle aziende, quindi alle persone.

Quale Prodotto turistico?

Fermo restando il turismo etnico di ritorno, che va rinvigorito con un lavoro ed una programmazione specifiche, analizziamo le tre forme di turismo più importanti che si sono evolute nel tempo, per capire cosa scegliere. Naturalmente in maniera molto semplice e schematica.

Storicamente abbiamo vissuto un graduale passaggio da quello che era il Turismo di evasione, la vacanza per ‘staccare’ dalla realtà vissuta ogni giorno, una specie di perdita di identità. Quella delle località di villeggiatura organizzate con infrastrutture per il puro divertimento, i villaggi turistici per esempio. E’ seguita una seconda forma di turismo, il cosiddetto Turismo esperenziale dove le narrazioni hanno fatto la differenza. In questa nuova forma di turismo non si ricerca la perdita di identità, se ne cerca una nuova. Si vogliono fare nuove esperienze che ci arricchiscano.

… A meno che qualcuno in Piazza San Pietro non ci prenda per mano e ci dica:
“Vieni, ti faccio vedere una cosa straordinaria” e ci porti davanti alla Pietà e ce ne faccia comprendere tutta la bellezza.
E al Louvre ci porti vicino al quadro (della Gioconda n.d.r.) e ci spieghi perché è un’opera eccezionale. Allora l’emozione diventa esperienza, che solidifica la spinta iniziale e la trasforma in un concreto arricchimento, che evita la caduta nella delusione attraverso l’ascesa alla conoscenza.
Non si può pensare, in un mercato di massa come quello turistico, alla diffusione del fai da te dell’esperienza. …
-Giorgio Castoldi-

Infine il Turismo comunitario, questo turismo è la naturale evoluzione del turismo esperenziale e porta i turisti a diventare viaggiatori e ospiti. A vivere intimamente con le persone del luogo visitato. E’ il turismo delle relazioni.

Il nostro Turismo sarà quello delle esperienze e delle relazioni. Un turismo sostenibile.

Turismo sostenibile vuol dire soprattutto valorizzare quello che abbiamo per sfruttarlo anche con la cosiddetta sharing economy. In questo ci verrà in aiuto anche il progetto Pizzoli Comune Digitale che vuole formare una cultura digitale anche per il turismo.

In soldoni? 🙂

Collegare insieme con fili tematici ogni attività che possa essere sfruttata a fini turistici, ripensando i modelli di business collegati.

Mi vengono in mente:
– la valorizzazione delle tradizioni attraverso eventi ed il racconto di chi le conosce,
musei delle tradizioni con guida narrante,
– le fattorie didattiche nelle quali mostrare come si produce il famoso formaggio pecorino,
– i racconti degli anziani,
– le escursioni accompagnate da guide naturalistiche,
– la ippovie,
– le piste ciclabili,
– il recupero delle tradizioni enogastronomiche,
– gli eventi (molto belli) che si organizzano tutti gli anni.
Soprattutto per la programmazione di questi ultimi è necessario un calendario di eventi pronto con almeno 9-12 mesi di anticipo. Altrimenti restano solo delle feste popolari ad uso e consumo di noi cittadini residenti.

Senza dimenticare gli impianti sportivi, l’auditorium e la biblioteca comunale che sono una vera ricchezza per la nostra comunità

Turismo è ospitalità, i turisti sono dei cittadini temporanei che vivono, osservano e raccontano le esperienze vissute nel territorio e nella comunità che li ospita. E’ quindi facile capire che al di la di ogni ragionamento a medio e lungo termine, avere OGGI il Comune pulito e accogliente,  l’ambiente vivibile, una buona qualità della vita, la cura della bellezza e la programmazione degli eventi con sufficiente anticipo, rappresenta il minimo sindacale per fare Turismo.

Il Distretto Turistico del Gran Sasso

Avevo quasi finito di scrivere questo breve approfondimento quando ho scoperto con molto piacere che qualche giorno fa è stato firmato un accordo tra i 60 comuni per Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e circa 400 imprenditori turistici per lo sviluppo turistico nel Parco Nazionale.
Un’iniziativa importantissima per l’economia del  nostro comprensorio e della destinazione turistica in senso lato.
Questo vuol dire per chi é dentro (istituzioni e privati) avere a disposizione risorse e strumenti legislativi per fare investimenti e innovazione.
L’intervista che segue a Giovanni Lolli é in perfetta sintonia con quanto si intende fare a Pizzoli e spiega in maniera chiara opportunità e prospettive.

 

Altri approfondimenti sul tema turismo e digitale li puoi trovare in questi articoli:
Quanto vale una destinazione turistica?
Invasioni digitali
su questo stesso blog.

 

Prossimo approfondimento: La biblioteca comunale

 

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Consulta giovanile del Comune di Pizzoli

Qualche giorno fa condividevo con mia nipote Laura considerazioni sulla campagna elettorale, soprattutto sulle esigenze dei giovani della nostra comunità.

Laura mi ha parlato, ad un certo punto della conversazione, della Consulta giovanile della quale, confesso, ignoravo l’esistenza. Ho trovato molto interessante ed importante l’argomento e le ho proposto di scrivere una lettera aperta in cui spiegasse la questione per renderne tutti partecipi. Mi sono impegnato a prenderla in carico per far diventare la Consulta giovanile organo dell’amministrazione comunale e di girare la lettera al nostro candidato sindaco il quale ha subito preso un impegno concreto, di cui ci parla nella risposta a fine articolo.

Laura Di Stefano ha 22 anni, studentessa di Storia e Conservazione del Patrimonio Artistico e Archeologico, è nata a Pizzoli, vive e studia da tre anni a Roma. Attiva da sempre nel sociale, da anni socia di associazioni quali il Rotaract e il FAI (Fondo Ambiente Italiano).
Attualmente è presidentessa del Rotaract L’Aquila.

La lettera di Laura

 

Laura di Stefano

Cari concittadini,

con queste poche righe vorrei, da privata cittadina, giovane, indirizzare la mia proposta a tutti coloro che hanno deciso, viste le prossime elezioni, di intraprendere la strada della politica, e hanno inserito, fra i programmi, anche la promozione di politiche giovanili e sociali.

Innanzitutto, da ventiduenne, sono fermamente convinta che la condizione imprescindibile per la crescita intellettuale, per la formulazione di idee propositive, nonché per la creazione e la promozione di iniziative socio-culturali decisive, sia proprio quello stato di benessere mentale che solo lo stare insieme (divertendosi) può garantire. A quali iniziative mi riferisco? Beh, questo non resta che deciderlo insieme, per l’appunto.

Analizzando sommariamente il territorio notiamo una serie di risorse sporadicamente utilizzate, soprattutto da giovani, che tendono a impigrirsi, e nella peggiore delle ipotesi, tendono a scappare.

Non parlo solo di risorse urbanistiche quali parchi, Centri Culturali, Auditorium, Palazzetto dello Sport ecc, ma anche e soprattutto di risorse umane, non dimentichiamo che è la gioventù a rendere vivo un luogo, ma solo se quel luogo riesce a procurare interesse, e voglia di resistere.

Se finora ci siamo lamentati della cecità degli amministratori nei nostri confronti, delle loro inadempienze, adesso non possiamo essere noi giovani a commettere lo stesso errore, quindi, propongo, affinchè le Amministrazioni avviino una vera e propria progettualità nel campo delle politiche giovanili, è necessario promuovere la costituzione di una “Consulta Giovanile”.

CHE COS’E’ LA CONSULTA:

Per definizione, essa vuole essere un organo comunale ma SUPER PARTES, il cui obiettivo principale è creare le condizioni adatte affinchè i giovani di età compresa fra i 16 e i 35 anni, possano realizzare al meglio il loro inalienabile diritto al divertimento e alla cultura, quell’esigenza biologica, innata negli esseri umani, di far gruppo, di stare insieme.

La consulta dunque, seguendo la logica dell’inclusione, aspira a fungere da collante fra tutte le associazioni e i movimenti che interessano i giovani in quanto tali.

Il compito delle Amministrazioni è altresì creare un momento di confronto, istituzionalizzando un luogo specifico dove i giovani possano avere la parola sui problemi riguardanti il Comune, assicurando così una formazione alla vita democratica e alla gestione della vita cittadina.

Ciò fa si che la Consulta possa davvero avere potere propositivo in maniera di interventi a favore dei giovani, nei confronti del Consiglio Comunale.

Come ogni organo associativo la Consulta necessita di uno statuto, in cui sono elencati i vari compiti, e la distribuzione dei responsabili (Assemblea, Presidente, ecc.).

Trovate alcuni esempi qui: http://www.puntogiovanefidenza.it/index.php/consulta-giovanile

ma soprattutto sulle piattaforme social.

A questo punto, spero di essere stata esaustiva, auguro a tutti Buona Fortuna, vi ringrazio.

Laura Di Stefano

 

La risposta di Gianni Anastasio

 

Gianni Ananstasio
Carissima Laura, leggo con interesse e rispondo con enorme piacere alla tua lettera.

Una delle frasi che colpisce è: “non resta che deciderlo insieme”; si, hai ragione, è proprio questa la parola chiave: “INSIEME”.  La partecipazione dei cittadini ma soprattutto dei giovani dovrà essere il fulcro e il motore di quella che sarà la ripresa del paese.

Ci sono stati, nel recente passato, tentativi di promuovere la costituzione di una consulta giovanile ma, a mio parere questi ragazzi non sono stati sostenuti in modo adeguato.

Uno degli impegni dei primi 100 giorni di amministrazione sarà proprio iniziare il percorso che porterà all’istituzione della consulta che tu proponi, quale strumento consultivo del Comune.

Questo organismo a loro disposizione, sarà aperto a tutte le realtà giovanili e permetterà all’amministrazione di conoscere e mettere al centro delle scelte politiche le problematiche dei ragazzi.

Sarà uno strumento importante per avvicinarli alla vita amministrativa di Pizzoli, un filo diretto tra loro e la politica, utile per formare cittadini sensibili, consapevoli ma soprattutto preparati sulle dinamiche politiche/amministrative del Comune.

Ragazze e ragazzi che saranno gli amministratori di domani e che continueranno questa fase di rinnovamento, così necessaria alla vita della nostra comunità.

Gianni Anastasio

Lunedì 25.05.2015 l’approfondimento promesso sul Turismo!
Non perderlo!

 

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Pizzoli Comune Digitale

Questo è un approfondimento del progetto Pizzoli Comune Digitale, descritto brevemente il giorno 10 maggio 2015 presso l’auditorium “V. Del Tosto” di Pizzoli in occasione della presentazione della lista civica Intesa Democratica.

Il progetto Pizzoli Comune Digitale prevede, attraverso un’Agenda digitale locale:
il potenziamento della rete che porta la connessione a larga banda all’interno dei paesi, delle zone periferiche e della zona artigianale;
tecnologia e servizi per l’organizzazione amministrativa comunale e per i cittadini;
per la far diventare Pizzoli, nell’arco di un quinquennio, un’eccellenza tra i piccoli comuni italiani.

L’AGENDA DIGITALE LOCALE

L’agenda digitale locale è un documento programmatico che sarà stilato nei primi 100 giorni di amministrazione e che definirà come il Comune di Pizzoli intende utilizzare le innovazioni tecnologiche (cosiddette ICT) per migliorare la qualità della vita dei cittadini. Avere una propria agenda digitale è una raccomandazione a livello europeo. Anche la Commissione dell’Unione, infatti, ha presentato un’agenda digitale, una delle sette iniziative faro per il 2020 che fissa obiettivi per la crescita di tutti i paesi dell’Unione. L’agenda digitale presentata dalla Commissione europea propone di sfruttare al meglio il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso di tutta la comunità: uno strumento per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva. Anche a Pizzoli vogliamo adottare un’agenda digitale locale per potenziare gli aspetti che ci vedono già all’avanguardia e dare il via a nuove attività e progetti, con il concorso di tutti gli attori sociali, da quello dei singoli cittadini a quello delle organizzazioni, delle istituzioni, delle associazioni d’interesse e rappresentanza. Sarà il nostro modo di diventare una piccola smart city.
La nostra agenda digitale sarà aperta, per consentire in itinere di aggiungere o modificare organizzazione e obiettivi dei servizi anche in base all’evoluzione delle tecnologie digitali di volta in volta a disposizione.

Organizzazione amministrativa

Il processo di innovazione dell’organizzazione amministrativa è finalizzato all’aumento dell’efficienza e della produttività, alla riduzione dei costi, alla diminuzione dell’impatto ambientale e a fornire servizi migliori e più efficienti. Questo sarà perseguito attraverso la dotazione di strumenti tecnologici  adeguati ed alla promozione di una cultura digitale all’interno del Comune.

L’adozione di app per dispositivi mobile sarà centrale per il raggiungimento degli obiettivi oltre la presenza all’interno dei principali canali social per creare una connessione diretta con i cittadini.

Un’organizzazione smart offre servizi veloci, in tempo reale, dove e quando servono agli utenti. Saremo impegnati a migliorare l’erogazione dei servizi e semplificare i rapporti con i cittadini e con le imprese.
Il ricorso alle nuove tecnologie genera effetti positivi sugli assetti organizzativi e sulla condivisione delle risorse ma è utile soprattutto per I cittadini perché rende I servizi più facili, sempre attivi, più economici, più comodi. 

Per quanto riguarda i rapporti con i cittadini questo comporterà il potenziamento del sito istituzionale attraverso una piattaforma chiamata open municipio che renderà fruibili online ancora più informazioni (open data) e servizi, anche attraverso i dispositivi mobile (smartphone e tablet) e per una maggiore trasparenza amministrativa.

Wi-Fi pubblica

Estensione delle aree pubbliche sia indoor (biblioteca comunale, uffici amministrativi, impianti sportivi) sia outdoor (piazze, luoghi di aggreagazione ed incontro dei giovani) con rete wifi gratuita.

Sicurezza

Per migliorare la sicurezza dei cittadini verrà realizzata una rete capillare per la videosorveglianza del territorio.

Cultura (anche digitale)

All’interno del progetto è previsto un portale web open source di accesso ai servizi della biblioteca comunale in grado da una parte di catalogare tutti i 10.000 volumi e consentirne la fruizione attraverso il prestito ai residenti, dall’altra con qualsiasi dispositivo connesso ad internet  di consultarne i contenuti. Il sistema sarà inoltre connesso con a rete nazionale OPAC SBN che consente l’accesso a circa 14.000.000 di notizie bibliografiche corredate da circa 74.000.000 localizzazioni.
La biblioteca sarà anch’essa connessa ai principali canali social per una maggiore e capillare condivisione delle interazioni online ed offline degli utenti (prestito libri condiviso online, acquisto di nuovi volumi condiviso online, eventi ospitati dalla biblioteca condivisi e documentati in tempo reale).

Formazione

Saranno organizzate delle giornate formative pratiche per comprendere al meglio le potenzialità e le opportunità derivanti dal progetto Pizzoli Comune Digitale, aventi come focus principale la cultura digitale. Gli incontri saranno di carattere generale o specifici (p.e. modelli di business per il commercio ed il turismo, turismo digitale).
E’ in atto una nuova rivoluzione industriale che consentirà grazie p.e. alle stampanti 3D ed all’hardware open di avere ognuno la propria fabbrica in casa. Saranno organizzate sull’argomento delle giornate formative orientate soprattutto ai giovani. L’obiettivo sarà quello di fornire gli strumenti per analizzare vecchi modelli di business e crearne di nuovi.

Sviluppo economico

Grazie alla sua posizione geografica Pizzoli ha avuto negli ultimi anni un forte incremento demografico che ha consentito anche la nascita e lo sviluppo di attività produttive nella nuova zona artigianale. Quasi tutte di tipo commerciale o artigianale.
Il principale obiettivo del progetto Pizzoli Comune Digitale in questo ambito è quello di portare maggiore larghezza di banda per la connessione internet nella zone produttive (artigianale) per dare l’opportunità ad investitori di ubicare nell’area aziende ad alto contenuto tecnologico ed innovativo.
L’utilizzo delle cosiddette autostrade informatiche è diventato strategico già da diversi anni, stiamo vivendo un periodo di forte incremento dei servizi digitali.
Ormai la geografia tende ad avere sempre meno rilevanza per le attività produttive di ogni dimensione poiché attraverso la digitalizzazione e connessione globale il mercato si è allargato a dimensione planetaria ed è cambiato nelle sue dinamiche. Le nuove tecnologie danno la possibilità di studiare ed applicare nuovi modelli di business: piccoli negozi e artigiani di paese possono vendere prodotti e servizi di nicchia a target e mercati prima impensabili.
In particolare sarà possibile ripensare le attività produttive tipiche legate alla pastorizia, all’agricoltura, all’allevamento in chiave di turismo esperenziale e comunitario. L’installazione di una nuova cartellonistica informativa verticale con qr-code consentirà l’accesso a dettagliate informazioni di tipo turistico.

 

Prossimo approfondimento: Quale Turismo per Pizzoli?

 

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Pizzoli, da Inverno in Abruzzo e Le piccole virtù [Natalia Ginzburg]

Il mio paese, Pizzoli, è stato durante l’ultima guerra terra di confino.

Proprio qui, infatti, nel giugno 1940 fu mandato Leone Ginzburg, condannato dal Tribunale Speciale per antifascismo. A Pizzoli ci restò fino all’ottobre 1943 assieme alla moglie Natalia Ginzburg , una delle più grandi scrittrici italiane, e ai figli, Carlo, Andrea e Alessandra.

“Noi – dice Natalia – parlavamo un poco di politica con gli altri internati. Non ne parlavamo nella cucina dell’albergo Vittoria, perché non si poteva. Perché loro l’avrebbero trovato pericoloso. Poi il paese ci aveva dato affetto, ma non credo che pensasse che fossimo antifascisti, pensava che eravamo degli ebrei. Non indagavano. Di politica Leone parlava con Vittorio Giorgi, che era un comunista; poi con il fabbro ferraio, che era uno che si chiamava Attilio”.

La bottega di Girò

“…La bottega di Girò era proprio davanti a casa nostra. Girò se ne stava sulla porta come un vecchio gufo e i suoi occhi rotondi e indifferenti fissavano la strada. Vendeva un po’ di tutto: generi alimentari e candele, cartoline, scarpe e aranci. Quando arrivava la roba, Girò scaricava le casse, i ragazzi correvano a mangiare gli aranci marci che buttava via. A Natale arrivava anche il torrone, i liquori, le caramelle. Ma lui non cedeva un soldo sul prezzo.”
“Quanto sei cattivo Girò” gli dicevano le donne. Rispondeva: “Chi è buono se lo mangiano i cani.”. A Natale tornavano gli uomini da Terni, da Sulmona, da Roma, stavano alcuni giorni e ripartivano, dopo aver scannato i maiali. Per alcuni giorni non si mangiava che sfrizzoli, salsicce pazze e non si faceva che bere: poi le grida dei nuovi maialetti riempivano la strada”.

Inverno in Abruzzo

“In Abruzzo non c’è che due stagioni: l’estate e l’inverno. La primavera è nevosa e ventosa come l’inverno e l’autunno è caldo e limpido come l’estate. L’estate comincia in giugno e finisce in novembre. I lunghi giorni soleggiati sulle colline basse e riarse, la gialla polvere della strada e la dissenteria dei bambini, finiscono e comincia l’inverno. La gente allora cessa di vivere per le strade: i ragazzi scalzi scompaiono dalle scalinate della chiesa. Nel paese di cui parlo, quasi tutti gli uomini scomparivano dopo gli ultimi raccolti: andavano a lavorare a Terni, a Sulmona, a Roma. Quello era un paese di muratori: e alcune case erano costruite con grazia, avevano terrazze e colonnine come piccole ville, e stupiva di trovarci, all’entrare, grandi cucine buie coi prosciutti appesi e vaste camere squallide e vuote. Nelle cucine il fuoco era acceso e c’erano varie specie di fuochi, c’erano grandi fuochi con ceppi di quercia, fuochi di frasche e foglie, fuochi di sterpi raccattati ad uno ad uno per la via. Era facile individuare i poveri e i ricchi, guardando il fuoco acceso, meglio di quel che si potesse fare guardando le case e la gente, i vestiti e le scarpe, che in tutti su per giù erano uguali.
Quando venni al paese di cui parlo, nei primi tempi tutti i volti mi parevano uguali, tutte le donne si rassomigliavano, ricche e povere, giovani e vecchie.
Quasi tutte avevano la bocca sdentata: laggiù le donne perdono i denti a trent’anni, per le fatiche e il nutrimento cattivo, per gli strapazzi dei parti e degli allattamenti che si susseguono senza tregua. Ma poi a poco a poco cominciai a distinguere Vincenzina da Secondina, Annunziata da Addolorata, e cominciai a entrare in ogni casa e a scaldarmi a quei loro fuochi diversi.”

“In Abruzzo non c’è che due stagioni: l’estate e l’inverno.
Quando la prima neve cominciava a cadere, una lenta tristezza s’impadroniva di noi. Era un esilio il nostro: la nostra città era lontana e lontani erano i libri, gli amici, le vicende varie e mutevoli di una vera esistenza. Accendevamo la nostra stufa verde, col lungo tubo che attraversava il soffitto: ci si riuniva tutti nella stanza dove c’era la stufa, e lì si cucinava e si mangiava, mio marito scriveva al grande tavolo ovale, i bambini cospargevano di giocattoli il pavimento.
Tutte le sere mio marito ed io facevamo una passeggiata e tutti uscivano sulla porta e ci dicevano: – Con una buona salute. Qualcuno certe volte domandava: – Ma quando ci ritornerete alle case vostre? .
Mio marito ,diceva: – Quando sarà finita la guerra.
E quando finirà questa guerra? Te che sai tutto e sei un professore, quando finirà? 

Mio marito lo chiamavano «il professore» non sapendo pronunciare il suo nome, e venivano da lontano a consultarlo sulle cose più varie, sulla stagione migliore per togliersi i denti, sui sussidi che dava il municipio e sulle tasse.
A Gigetto di Calcedonio nacquero due gemelli, con due gemelli maschi che aveva già in casa, e fece una chiassata in municipio perché non voleva dargli il sussidio, dato che aveva tanta terra e un orto grande come sette città.
A Rosa, la bidella della scuola, una vicina gli sputò dentro l’occhio, e lei girava con l’occhio bendato perché le pagassero l’indennità.
L’occhio è delicato, lo sputo è salato – spiegava.
E anche di questo si parlò per un pezzo, finché non ci fu più niente da dire.
La fine dell’inverno svegliava in noi come un’irrequietudine.
Forse qualcuno sarebbe venuto a trovarci: forse sarebbe finalmente accaduto qualcosa.
Il nostro esilio doveva pur avere fine. Le vie che ci dividevano dal mondo parevano più brevi: la posta arrivava più spesso.
Tutti i nostri geloni guarivano lentamente.”