Quale Turismo per il Comune di Pizzoli?

Scrivo un po’ di Turismo per il Comune di Pizzoli, visto che di Turismo mi occupo da tanti anni e in questo settore ho maturato esperienza, coltivando relazioni professionali e umane.

Il Turismo etnico di ritorno

Il turismo che ha coinvolto il nostro Comune è sempre stato esclusivamente un “Turismo di ritorno”, persone che nel dopoguerra sono andate alla ricerca di fortuna ed hanno poi costruito da noi una casa per le loro vacanze. Tutti abbiamo amici a Roma o a Firenze, soprattutto della prima e seconda generazione. Un turismo di ritorno che è stato almeno fino agli anni ottanta costante. Molti altri invece sono a andati a cercar fortuna nel Nuovo continente, addirittura ad inizio secolo, in questo caso, come si può facilmente immaginare, il ritorno è stato molto più a lungo termine, quasi un evento per tutta la comunità.

Quindi, se vi dicessi che Pizzoli è un Comune a vocazione turistica, direi una cosa non vera.
Il Comune di Pizzoli non è una località turistica, almeno non ancora!
La nostra principale fonte di reddito non è il turismo e forse non lo sarà mai.

Turismo

Andiamo per gradi, innanzitutto cosa vuol dire la parola turismo?
Il turismo è quel fenomeno che spinge le persone a spostarsi da un posto ad un altro e li fa soggiornare almeno per una notte.
La spinta è il desiderio di acquistare o vivere ‘qualcosa’ che si può trovare solo in quel posto: un museo, il mare, la montagna, il cibo, una esperienza particolare, il divertimento. O una combinazione di questi.

Questo ‘qualcosa’ è il Prodotto turistico.
Se vogliamo che Pizzoli (intendo il Comune) diventi una meta turistica abbiamo la necessità di avere un Prodotto turistico.

Un’altra definizione di Turismo che a me piace particolarmente è questa:

“Il turismo è più di un cielo azzurro e di un bel paesaggio.E’ una combinazione di innumerevoli fattori. Alcuni è possibile reinventarli in ogni tempo e in molti luoghi.Altri invece sono il risultato di una lunga storia.” -Touriseum di Merano-

Un prodotto turistico quindi non si improvvisa, si progetta ed è comunque il risultato di anni di lavoro, di esperienza e di storia.

In tutte le cose è finito il tempo dell’improvvisazione, abbiamo bisogno di qualcuno che ci aiuti a progettare il nostro prodotto, abbiamo bisogno anche di formazione.
Abbiamo soprattutto bisogno di tempo.

In 3 anni possiamo costruire nel nostro Comune qualcosa di economicamente significativo in campo turistico, che dia lavoro alle aziende, quindi alle persone.

Quale Prodotto turistico?

Fermo restando il turismo etnico di ritorno, che va rinvigorito con un lavoro ed una programmazione specifiche, analizziamo le tre forme di turismo più importanti che si sono evolute nel tempo, per capire cosa scegliere. Naturalmente in maniera molto semplice e schematica.

Storicamente abbiamo vissuto un graduale passaggio da quello che era il Turismo di evasione, la vacanza per ‘staccare’ dalla realtà vissuta ogni giorno, una specie di perdita di identità. Quella delle località di villeggiatura organizzate con infrastrutture per il puro divertimento, i villaggi turistici per esempio. E’ seguita una seconda forma di turismo, il cosiddetto Turismo esperenziale dove le narrazioni hanno fatto la differenza. In questa nuova forma di turismo non si ricerca la perdita di identità, se ne cerca una nuova. Si vogliono fare nuove esperienze che ci arricchiscano.

… A meno che qualcuno in Piazza San Pietro non ci prenda per mano e ci dica:
“Vieni, ti faccio vedere una cosa straordinaria” e ci porti davanti alla Pietà e ce ne faccia comprendere tutta la bellezza.
E al Louvre ci porti vicino al quadro (della Gioconda n.d.r.) e ci spieghi perché è un’opera eccezionale. Allora l’emozione diventa esperienza, che solidifica la spinta iniziale e la trasforma in un concreto arricchimento, che evita la caduta nella delusione attraverso l’ascesa alla conoscenza.
Non si può pensare, in un mercato di massa come quello turistico, alla diffusione del fai da te dell’esperienza. …
-Giorgio Castoldi-

Infine il Turismo comunitario, questo turismo è la naturale evoluzione del turismo esperenziale e porta i turisti a diventare viaggiatori e ospiti. A vivere intimamente con le persone del luogo visitato. E’ il turismo delle relazioni.

Il nostro Turismo sarà quello delle esperienze e delle relazioni. Un turismo sostenibile.

Turismo sostenibile vuol dire soprattutto valorizzare quello che abbiamo per sfruttarlo anche con la cosiddetta sharing economy. In questo ci verrà in aiuto anche il progetto Pizzoli Comune Digitale che vuole formare una cultura digitale anche per il turismo.

In soldoni? 🙂

Collegare insieme con fili tematici ogni attività che possa essere sfruttata a fini turistici, ripensando i modelli di business collegati.

Mi vengono in mente:
– la valorizzazione delle tradizioni attraverso eventi ed il racconto di chi le conosce,
musei delle tradizioni con guida narrante,
– le fattorie didattiche nelle quali mostrare come si produce il famoso formaggio pecorino,
– i racconti degli anziani,
– le escursioni accompagnate da guide naturalistiche,
– la ippovie,
– le piste ciclabili,
– il recupero delle tradizioni enogastronomiche,
– gli eventi (molto belli) che si organizzano tutti gli anni.
Soprattutto per la programmazione di questi ultimi è necessario un calendario di eventi pronto con almeno 9-12 mesi di anticipo. Altrimenti restano solo delle feste popolari ad uso e consumo di noi cittadini residenti.

Senza dimenticare gli impianti sportivi, l’auditorium e la biblioteca comunale che sono una vera ricchezza per la nostra comunità

Turismo è ospitalità, i turisti sono dei cittadini temporanei che vivono, osservano e raccontano le esperienze vissute nel territorio e nella comunità che li ospita. E’ quindi facile capire che al di la di ogni ragionamento a medio e lungo termine, avere OGGI il Comune pulito e accogliente,  l’ambiente vivibile, una buona qualità della vita, la cura della bellezza e la programmazione degli eventi con sufficiente anticipo, rappresenta il minimo sindacale per fare Turismo.

Il Distretto Turistico del Gran Sasso

Avevo quasi finito di scrivere questo breve approfondimento quando ho scoperto con molto piacere che qualche giorno fa è stato firmato un accordo tra i 60 comuni per Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga e circa 400 imprenditori turistici per lo sviluppo turistico nel Parco Nazionale.
Un’iniziativa importantissima per l’economia del  nostro comprensorio e della destinazione turistica in senso lato.
Questo vuol dire per chi é dentro (istituzioni e privati) avere a disposizione risorse e strumenti legislativi per fare investimenti e innovazione.
L’intervista che segue a Giovanni Lolli é in perfetta sintonia con quanto si intende fare a Pizzoli e spiega in maniera chiara opportunità e prospettive.

 

Altri approfondimenti sul tema turismo e digitale li puoi trovare in questi articoli:
Quanto vale una destinazione turistica?
Invasioni digitali
su questo stesso blog.

 

Prossimo approfondimento: La biblioteca comunale

 

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